Personaggi storici
Candreva Francesco,
di Cerzeto nacque il 7 marzo 1895.
Falegname con discreti studi, fu mandato in Piemonte come soldato semplice. All’indomani dello sbandamento dell’esercito italiano, entrò a far parte della Brigata partigiana “Nebiolo”, restandovi dal 1 giugno del 1944 fino al 7 giugno del 1945.
Candreva Michele,
di Cerzeto nacque nel 1818. Contadino e amico della famiglia Franzese, fu protagonista della rivolta popolare del 15 marzo1844 e a 26 anni fu condannato.
Docimo Domenico,
nacque a Cerzeto il 12 marzo 1899, da una nobile famiglia imparentata con i Petrassi, il “Generale Docimo”, così veniva amabilmente chiamato dai suoi compaesani. Ha avuto una vita brillante e piena di avventura. Raggiunse il massimo grado nell’Aviazione Militare italiana giovanissimo e partecipò sia alla Prima che alla Seconda Guerra mondiale, meritandosi numerosi encomi, tra cui la Croce di Guerra al Merito, la Medaglia Commemorativa 15/18, la croce di cavaliere dell’Ordine della corona d’Italia, la Croce d’Oro per anzianità di Servizio, la Medaglia di Bronzo al Valor Militare nel cielo del Mediterraneo Occidentale, la Croce di Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia, la Medaglia Aeronautica di lunga navigazione aerea di 1° grado (medaglia d’oro).
Ricevette anche le nomine di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia e quella di Cavaliere di Vittorio Veneto. Fu nominato giudice presso il Tribunale Supremo Militare.
Nella propria comunità ancora oggi molti lo ricordano come uomo semplice e fortemente legato alla propria etnia.
Appena libero dagli impegni, preferiva passare le poche giornate di riposo con i suoi vecchi compagni d’infanzia, con i quali intonava i canti tradizionali, cui era un grande cultore.
E’ morto a Roma, nella sua abitazione, il 29 agosto 1970.
Fazio Giuseppe,
di San Giacomo di Cerzeto, ancora giovanissimo, partecipò alla rivolta popolare del 15 marzo 1844.
Figlio di Vespasiano, fu, per la sua giovane età, nominato portabandiera. Nel capo di accusa si legge che portava un “tricolore verde bianco e rosso rivoluzionario in cima ad una lunga canna, cantando “Viva l’Italia, Viva la libertà”.
Fu graziato e rimesso in libertà.
Fazio Vespasiano,
di San Giacomo di Cerzeto, nato nel 1786, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Condannato alla mallaveria ed al pagamento di 100 ducati fu scarcerato.
Franzese Carmine,
di Cerzeto. Personaggio dell’800 entrato nella fantasia popolare ed ispiratore di leggende e canti.
Brigante tra i più feroci che la storia della comunità locale abbia mai conosciuto. Proveniva da buona famiglia, fratello dell’eroe unitario Skanderbeg Franzese. La leggenda popolare lo descrive come un giovane buono e lavoratore, accusato ingiustamente di aver ucciso un uomo il giorno di Pasqua all’uscita dalla Chiesa SS. Pietro e Paolo di Cerzeto, fu costretto a darsi alla macchia e, per necessità, diventare brigante. Diventò capo brigante al servizio del barone Vaccaro di Fuscaldo, fu da questi tradito e consegnato ai gendarmi.
"Nella villa dei Vaccaro al mare di Fuscaldo i gendarmi lo catturarono e lo misero al muro per fucilarlo, ma per ben tre volte i fucili fecero cilecca, fino a quando Carmine non strappò dal suo petto l’immagine della Madonna del Carmine sua protettrice” racconta la leggenda, e continua, “Morì a 18 anni dopo aver commesso 18 omicidi”.
In realtà, al di là del primo episodio di cui non si hanno tracce processuali certe, morì fucilato al largo del Carmine a Cosenza nel 1856, condannato a morte per atti criminali pubblici e per aver preso parte alle sommosse popolari assieme al fratello.
La sua banda, per vendicarne la morte, avvelenò le fonti nella montagna di Cerzeto dove le mandrie dei baroni Vaccaro si abbeveravano, costringendo lo stesso barone e la sua famiglia a rifugiarsi a Napoli.
Franzese Domenico,
nato a Cerzeto il 1770, fratello del prete anarchico Vincenzo, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844,condannato a 25 anni di lavori forzati.
Franzese Federico,
nato a Cerzeto nel 1810 da Nicola, ricco proprietario terriero. Condannato a morte per essere stato tra i principali protagonisti dei fatti del 1844, gli fu commutata la pena all’ergastolo. Rilasciato in seguito alla grazia generale concessa dal re e al pagamento di una notevole somma, non smise di operare affinché le sue idee (alle quali si erano immolati i fratelli ed i cugini, nonché un nutrito gruppo di arbëresh), potessero trionfare.
Nel 1848 fu tra i promotori del Circolo Ricciardi e dell’organizzazione delle bande insurrezionali.
Partecipò attivamente, tenendo pubblici comizi a San Martino di Finita, Cerzeto, Torano Castello, Sartano, Mongrassano, Cervicali e San Marco argentano, alla chiamata generale alle armi di centinaia di giovani contro la protervia borbonica.
Arrestato dopo i fatti di Campotenese, fu processato dalla Gran Corte Speciale che lo condannò a 13 anni di ferri e “alla malleveria di ducati 100 per i successivi anni 3 all’ espiazione della stessa pena”.
Franzese Ferdinando,
di Cerzeto, nato nel 1812, figlio di Domenico, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Condannato a 25 anni di ferri.
Franzese Giuseppe,
nacque a Cerzeto nel 1800, figlio di Michele,fu tra i giovani protagonisti della vita politica calabrese.Avviato allo studio dei classici greci e della filosofia illuministica e rivoluzionaria dello zio prete Vincenzo, si mise subito in evidenza corrispondendo con le massime personalità della vita politica nazionale, come, il Poerio, Domenico Mauro, ed altri.
Tra i massimi ispiratori della rivolta antiborbonica del 1844, fu catturato durante gli scontri avvenuti a Cosenza il 15 marzo e per tale motivo condannato a morte assieme ad altri 4 giovani eroi arbëresh. La condanna venne eseguita il 12 luglio 1844 nel Vallone di Rovito.
Franzese Skanderbeg,
nacque a Cerzeto all’inizio del 1800. Parente dei Petrassi e degli altri Franzese, ne condivise l’amore per la libertà e per l’Italia Unita.
Fu fra i maggiori protagonisti del movimento rivoluzionario antiborbonico, che segnò tutto il secolo e tra i fondatori, assieme al cugino Vincenzo Franzese, del circolo d’ispirazione anarchico-socialista a Cerzeto.
Ebbe un grande ruolo nella sommossa cosentina del 15 marzo 1844 e, in seguito all’insuccesso dell’operazione, si diede alla macchia, nascondendosi presso la famiglia Monterossi di Guardia Piemontese.
Tradito da Lazzaro Manes, fu arrestato dalle guardie borboniche nei pressi di Fuscaldo e fu trasferito a Cosenza, dove, in seguito alla condanna emessa dalla Gran Corte Militare, fu fucilato al largo del Carmine il 27 giugno 1845.
Franzese Vincenzo,
zio paterno dei fratelli Franzese e materno dei Petrassi, fu prete dalle idee progressiste e rivoluzionarie.
Nel 1842 aveva diffuso un manualetto di ispirazione socialista utopista e fu tra i promotori del circolo anarchico-socialista sorto a Cerzeto nello stesso anno.
In stretto contatto con il movimento rivoluzionario partenopeo, fu arrestato a Napoli per attività sovversiva e trasferito a Cosenza.
Partecipò alla rivolta cosentina del 14 novembre 1843 e per questo arrestato nuovamente. Pur se imprigionato, fu tra i maggiori ispiratori della rivolta del 15 marzo 1844. Su di lui resta un voluminoso fascicolo processuale presso l’Archivio di Stato di Napoli.
Matrangola Domenico,
di Cerzeto nato nel 1816, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Condannato a 25 anni di ferri, morì di stenti nelle carceri di Cosenza.
Messinetti Giuseppe,
di Cerzeto, nato nel 1825, amico dei Petrassi, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844, condannato a 5 anni di prigionia.
Messinetti Silvio,
nato a Cerzeto il 4 gennaio 1902. Medico chirurgo, a 16 anni aderisce alla Gioventù socialista.
Nel 1943 si iscrive al partito comunista italiano (Pci). Dirigente locale del Pci, per tre volte sindaco di Crotone. Eletto deputato, per il Pci, nel 1948, nel 1953, nel 1958 e nel 1963.
Musacchio Matteo,
ricco latifondista di San Giacomo di Cerzeto, compare di Giovanni Mosciari , nel novembre 1843 gli fu affidato da questi l’incarico di assoldare i rivoltosi di Cerzeto e San Benetto Ullano per realizzare la presa di Cosenza ed alla proclamazione della Repubblica.
Ricevuta un' ingente somma da Raffaele Camodeca, organizzò le truppe e il venerdì santo 15 marzo 1844, assieme ad altre centinaia di insorti, attraversò la città e si presentò davanti al Palazzo del governo. Qui la reazione dei borbonici, avvertiti da Lazzaro Manes, fu violenta ed inaspettata. Sul selciato della piazza rimasero quattro insorti colpiti a morte e il capitano borbonico Galluppi.
Matteo Musacchio soprannominato “Lisi”(La quercia) riuscì a fare ritorno nella propria abitazione e a sottrarsi per molti anni all’arresto.
Ripresa l’attività politica fu organizzatore delle sommosse popolari del 1848 in tutto il circondario di Cerzeto.
Parise Francesco,
nato a Cerzeto nel 1820,cognato dei Petrassi, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Condannato a morte, fu successivamente graziato e la pena commuta in ergastolo.
Petrassi Gianfelice,
nacque a Cerzeto. Fratello minore di Luigi e Giuseppe, ne seguì gli ideali politici.
Fu tra i protagonisti della rivolta del 25 marzo1844, e per questo, condannato a morte. Beneficiò di un decreto reale che gli trasformava la pena capitale in ergastolo. Alcuni anni dopo fu rimesso in libertà per una supplica che la madre fece al re dopo la morte dei due figli maggiori. A Cerzeto riprese l’attività politica,ospitando il pittore bolognese Pacchione (autore di ritratti fatti in carcere dei fratelli Bandiera e dei loro compagni).
Sospettato di aver preso parte all' organizzazione di bande armate nel 1848, fu più volte processato, subendo pene minori.
Petrassi Giuseppe,
nato a Cerzeto, fu tra i giovani ardimentosi che costituirono il Comitato Rivoluzionario a Napoli e che, al fianco del Poerio, del Pisacane, del Mauro e di tanti altri, spese la propria vita per la libertà e per l’Unità Nazionale.
Dopo aver preso parte attivamente ai moti cosentini del 1844, nel 1848 era tra i capi arbëresh dell’insurrezione popolare.
Accusato dalla Gran Corte Criminale di Calabria Citra di aver attentato la sicurezza dello stato borbonico, organizzando bande armate a Cerzeto e Torano, nonché di aver preso parte attivamente nelle insurrezioni di Spezzano Albanese, Castrovillari, Cassano e Campotenese con la funzione di comandante, fu successivamente imprigionato e trasferito nelle carceri di Cosenza. Qui, a causa dei grandi patimenti e delle torture, a cui i prigionieri politici venivano sottoposti dagli aguzzini borbonici, morì il primo dicembre 1849. (Scriveva Giuseppe Petrassi a Domenico Mauro: “ Basta piombare sulla flaccida Cosenza con l’esercito tratto dalle popolazioni rurali per mettere in moto una forza sufficiente per abbattere governo e Sovrano”. Cerzeto, 27maggio 1848.)
Pollera Giuseppe,
di Cerzeto, nato nel 1817, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Fu condannato a 25 anni di ferri.
Sarro Domenico,
di San Giacomo di Cerzeto, nato nel 1819, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Fu condannato a 25 anni di ferri.
Siciliano Arcangelo,
di Cerzeto, nato il 1816, seguace del prete Vincenzo Franzese e con questi promotore del circolo anarchico di Cerzeto,fu tra protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Condannato a 25 anni di ferri. Dopo aver scontato buona parte della pena, scarcerato tornò nel proprio paese e qui, minato dalle sofferenze patite nel duro carcere, morì, nel 1857.
“Giuseppe Carlo Siciliano, La diversità Arbëreshe, Amministrazione Provinciale Cosenza
di Cerzeto nacque il 7 marzo 1895.
Falegname con discreti studi, fu mandato in Piemonte come soldato semplice. All’indomani dello sbandamento dell’esercito italiano, entrò a far parte della Brigata partigiana “Nebiolo”, restandovi dal 1 giugno del 1944 fino al 7 giugno del 1945.
Candreva Michele,
di Cerzeto nacque nel 1818. Contadino e amico della famiglia Franzese, fu protagonista della rivolta popolare del 15 marzo1844 e a 26 anni fu condannato.
Docimo Domenico,
nacque a Cerzeto il 12 marzo 1899, da una nobile famiglia imparentata con i Petrassi, il “Generale Docimo”, così veniva amabilmente chiamato dai suoi compaesani. Ha avuto una vita brillante e piena di avventura. Raggiunse il massimo grado nell’Aviazione Militare italiana giovanissimo e partecipò sia alla Prima che alla Seconda Guerra mondiale, meritandosi numerosi encomi, tra cui la Croce di Guerra al Merito, la Medaglia Commemorativa 15/18, la croce di cavaliere dell’Ordine della corona d’Italia, la Croce d’Oro per anzianità di Servizio, la Medaglia di Bronzo al Valor Militare nel cielo del Mediterraneo Occidentale, la Croce di Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia, la Medaglia Aeronautica di lunga navigazione aerea di 1° grado (medaglia d’oro).
Ricevette anche le nomine di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia e quella di Cavaliere di Vittorio Veneto. Fu nominato giudice presso il Tribunale Supremo Militare.
Nella propria comunità ancora oggi molti lo ricordano come uomo semplice e fortemente legato alla propria etnia.
Appena libero dagli impegni, preferiva passare le poche giornate di riposo con i suoi vecchi compagni d’infanzia, con i quali intonava i canti tradizionali, cui era un grande cultore.
E’ morto a Roma, nella sua abitazione, il 29 agosto 1970.
Fazio Giuseppe,
di San Giacomo di Cerzeto, ancora giovanissimo, partecipò alla rivolta popolare del 15 marzo 1844.
Figlio di Vespasiano, fu, per la sua giovane età, nominato portabandiera. Nel capo di accusa si legge che portava un “tricolore verde bianco e rosso rivoluzionario in cima ad una lunga canna, cantando “Viva l’Italia, Viva la libertà”.
Fu graziato e rimesso in libertà.
Fazio Vespasiano,
di San Giacomo di Cerzeto, nato nel 1786, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Condannato alla mallaveria ed al pagamento di 100 ducati fu scarcerato.
Franzese Carmine,
di Cerzeto. Personaggio dell’800 entrato nella fantasia popolare ed ispiratore di leggende e canti.
Brigante tra i più feroci che la storia della comunità locale abbia mai conosciuto. Proveniva da buona famiglia, fratello dell’eroe unitario Skanderbeg Franzese. La leggenda popolare lo descrive come un giovane buono e lavoratore, accusato ingiustamente di aver ucciso un uomo il giorno di Pasqua all’uscita dalla Chiesa SS. Pietro e Paolo di Cerzeto, fu costretto a darsi alla macchia e, per necessità, diventare brigante. Diventò capo brigante al servizio del barone Vaccaro di Fuscaldo, fu da questi tradito e consegnato ai gendarmi.
"Nella villa dei Vaccaro al mare di Fuscaldo i gendarmi lo catturarono e lo misero al muro per fucilarlo, ma per ben tre volte i fucili fecero cilecca, fino a quando Carmine non strappò dal suo petto l’immagine della Madonna del Carmine sua protettrice” racconta la leggenda, e continua, “Morì a 18 anni dopo aver commesso 18 omicidi”.
In realtà, al di là del primo episodio di cui non si hanno tracce processuali certe, morì fucilato al largo del Carmine a Cosenza nel 1856, condannato a morte per atti criminali pubblici e per aver preso parte alle sommosse popolari assieme al fratello.
La sua banda, per vendicarne la morte, avvelenò le fonti nella montagna di Cerzeto dove le mandrie dei baroni Vaccaro si abbeveravano, costringendo lo stesso barone e la sua famiglia a rifugiarsi a Napoli.
Franzese Domenico,
nato a Cerzeto il 1770, fratello del prete anarchico Vincenzo, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844,condannato a 25 anni di lavori forzati.
Franzese Federico,
nato a Cerzeto nel 1810 da Nicola, ricco proprietario terriero. Condannato a morte per essere stato tra i principali protagonisti dei fatti del 1844, gli fu commutata la pena all’ergastolo. Rilasciato in seguito alla grazia generale concessa dal re e al pagamento di una notevole somma, non smise di operare affinché le sue idee (alle quali si erano immolati i fratelli ed i cugini, nonché un nutrito gruppo di arbëresh), potessero trionfare.
Nel 1848 fu tra i promotori del Circolo Ricciardi e dell’organizzazione delle bande insurrezionali.
Partecipò attivamente, tenendo pubblici comizi a San Martino di Finita, Cerzeto, Torano Castello, Sartano, Mongrassano, Cervicali e San Marco argentano, alla chiamata generale alle armi di centinaia di giovani contro la protervia borbonica.
Arrestato dopo i fatti di Campotenese, fu processato dalla Gran Corte Speciale che lo condannò a 13 anni di ferri e “alla malleveria di ducati 100 per i successivi anni 3 all’ espiazione della stessa pena”.
Franzese Ferdinando,
di Cerzeto, nato nel 1812, figlio di Domenico, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Condannato a 25 anni di ferri.
Franzese Giuseppe,
nacque a Cerzeto nel 1800, figlio di Michele,fu tra i giovani protagonisti della vita politica calabrese.Avviato allo studio dei classici greci e della filosofia illuministica e rivoluzionaria dello zio prete Vincenzo, si mise subito in evidenza corrispondendo con le massime personalità della vita politica nazionale, come, il Poerio, Domenico Mauro, ed altri.
Tra i massimi ispiratori della rivolta antiborbonica del 1844, fu catturato durante gli scontri avvenuti a Cosenza il 15 marzo e per tale motivo condannato a morte assieme ad altri 4 giovani eroi arbëresh. La condanna venne eseguita il 12 luglio 1844 nel Vallone di Rovito.
Franzese Skanderbeg,
nacque a Cerzeto all’inizio del 1800. Parente dei Petrassi e degli altri Franzese, ne condivise l’amore per la libertà e per l’Italia Unita.
Fu fra i maggiori protagonisti del movimento rivoluzionario antiborbonico, che segnò tutto il secolo e tra i fondatori, assieme al cugino Vincenzo Franzese, del circolo d’ispirazione anarchico-socialista a Cerzeto.
Ebbe un grande ruolo nella sommossa cosentina del 15 marzo 1844 e, in seguito all’insuccesso dell’operazione, si diede alla macchia, nascondendosi presso la famiglia Monterossi di Guardia Piemontese.
Tradito da Lazzaro Manes, fu arrestato dalle guardie borboniche nei pressi di Fuscaldo e fu trasferito a Cosenza, dove, in seguito alla condanna emessa dalla Gran Corte Militare, fu fucilato al largo del Carmine il 27 giugno 1845.
Franzese Vincenzo,
zio paterno dei fratelli Franzese e materno dei Petrassi, fu prete dalle idee progressiste e rivoluzionarie.
Nel 1842 aveva diffuso un manualetto di ispirazione socialista utopista e fu tra i promotori del circolo anarchico-socialista sorto a Cerzeto nello stesso anno.
In stretto contatto con il movimento rivoluzionario partenopeo, fu arrestato a Napoli per attività sovversiva e trasferito a Cosenza.
Partecipò alla rivolta cosentina del 14 novembre 1843 e per questo arrestato nuovamente. Pur se imprigionato, fu tra i maggiori ispiratori della rivolta del 15 marzo 1844. Su di lui resta un voluminoso fascicolo processuale presso l’Archivio di Stato di Napoli.
Matrangola Domenico,
di Cerzeto nato nel 1816, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Condannato a 25 anni di ferri, morì di stenti nelle carceri di Cosenza.
Messinetti Giuseppe,
di Cerzeto, nato nel 1825, amico dei Petrassi, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844, condannato a 5 anni di prigionia.
Messinetti Silvio,
nato a Cerzeto il 4 gennaio 1902. Medico chirurgo, a 16 anni aderisce alla Gioventù socialista.
Nel 1943 si iscrive al partito comunista italiano (Pci). Dirigente locale del Pci, per tre volte sindaco di Crotone. Eletto deputato, per il Pci, nel 1948, nel 1953, nel 1958 e nel 1963.
Musacchio Matteo,
ricco latifondista di San Giacomo di Cerzeto, compare di Giovanni Mosciari , nel novembre 1843 gli fu affidato da questi l’incarico di assoldare i rivoltosi di Cerzeto e San Benetto Ullano per realizzare la presa di Cosenza ed alla proclamazione della Repubblica.
Ricevuta un' ingente somma da Raffaele Camodeca, organizzò le truppe e il venerdì santo 15 marzo 1844, assieme ad altre centinaia di insorti, attraversò la città e si presentò davanti al Palazzo del governo. Qui la reazione dei borbonici, avvertiti da Lazzaro Manes, fu violenta ed inaspettata. Sul selciato della piazza rimasero quattro insorti colpiti a morte e il capitano borbonico Galluppi.
Matteo Musacchio soprannominato “Lisi”(La quercia) riuscì a fare ritorno nella propria abitazione e a sottrarsi per molti anni all’arresto.
Ripresa l’attività politica fu organizzatore delle sommosse popolari del 1848 in tutto il circondario di Cerzeto.
Parise Francesco,
nato a Cerzeto nel 1820,cognato dei Petrassi, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Condannato a morte, fu successivamente graziato e la pena commuta in ergastolo.
Petrassi Gianfelice,
nacque a Cerzeto. Fratello minore di Luigi e Giuseppe, ne seguì gli ideali politici.
Fu tra i protagonisti della rivolta del 25 marzo1844, e per questo, condannato a morte. Beneficiò di un decreto reale che gli trasformava la pena capitale in ergastolo. Alcuni anni dopo fu rimesso in libertà per una supplica che la madre fece al re dopo la morte dei due figli maggiori. A Cerzeto riprese l’attività politica,ospitando il pittore bolognese Pacchione (autore di ritratti fatti in carcere dei fratelli Bandiera e dei loro compagni).
Sospettato di aver preso parte all' organizzazione di bande armate nel 1848, fu più volte processato, subendo pene minori.
Petrassi Giuseppe,
nato a Cerzeto, fu tra i giovani ardimentosi che costituirono il Comitato Rivoluzionario a Napoli e che, al fianco del Poerio, del Pisacane, del Mauro e di tanti altri, spese la propria vita per la libertà e per l’Unità Nazionale.
Dopo aver preso parte attivamente ai moti cosentini del 1844, nel 1848 era tra i capi arbëresh dell’insurrezione popolare.
Accusato dalla Gran Corte Criminale di Calabria Citra di aver attentato la sicurezza dello stato borbonico, organizzando bande armate a Cerzeto e Torano, nonché di aver preso parte attivamente nelle insurrezioni di Spezzano Albanese, Castrovillari, Cassano e Campotenese con la funzione di comandante, fu successivamente imprigionato e trasferito nelle carceri di Cosenza. Qui, a causa dei grandi patimenti e delle torture, a cui i prigionieri politici venivano sottoposti dagli aguzzini borbonici, morì il primo dicembre 1849. (Scriveva Giuseppe Petrassi a Domenico Mauro: “ Basta piombare sulla flaccida Cosenza con l’esercito tratto dalle popolazioni rurali per mettere in moto una forza sufficiente per abbattere governo e Sovrano”. Cerzeto, 27maggio 1848.)
Pollera Giuseppe,
di Cerzeto, nato nel 1817, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Fu condannato a 25 anni di ferri.
Sarro Domenico,
di San Giacomo di Cerzeto, nato nel 1819, fu tra i protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Fu condannato a 25 anni di ferri.
Siciliano Arcangelo,
di Cerzeto, nato il 1816, seguace del prete Vincenzo Franzese e con questi promotore del circolo anarchico di Cerzeto,fu tra protagonisti della rivolta popolare del 15 marzo 1844. Condannato a 25 anni di ferri. Dopo aver scontato buona parte della pena, scarcerato tornò nel proprio paese e qui, minato dalle sofferenze patite nel duro carcere, morì, nel 1857.
“Giuseppe Carlo Siciliano, La diversità Arbëreshe, Amministrazione Provinciale Cosenza





